Sabrina Santamaria

 

Sfogliare le pagine dei sogni è accorgersi di esser vivi
allora sognare è vivere cioè abbracciar l’infinito.

Immergermi fra le onde sinuose della letteratura mi porta all’apice sublime del mio sentire. Dare spazio agli autori attraverso i miei articoli mi conduce a scrutare orizzonti ove il banale occhio umano delinea solo confini. I libri aprono le porte alle particelle invisibili della fantasia e della creatività…

Sabrina Santamaria

"...I am talking now!" di Maria Teresa Liuzzo

Maria Teresa Liuzzo

 

"...E ADESSO PARLO!"( A.G.A.R EDITRICE) DI MARIA TERESA LIUZZO

L'eccellenza è stata premiata

 Il capolavoro "...E adesso parlo!" della Dott.essa Maria Teresa Liuzzo ha appassionato  i lettori di tutto il mondo ed è stato  tradotto e pubblicato in lingua inglese. 

La traduzione è stata curata dalla Professoressa Sara Russell, figlia dell'illustre Peter Russell, e dalla Professoressa Giulia Calfapietro.
 
 A quasi un anno dalla mia recensione che in questa sede ho l'onore di riportare, sono lieta di segnalarvi la tanto attesa traduzione di "...E adesso parlo!" in "...I'm talking now!" della nostra Direttrice la quale da anni lavora con dedizione, passione e abnegazione per proporre la cultura internazionale attraverso il Bimestrale Le Muse-Rivista Internazionale che promuove l'arte a tutto tondo. 
"...I am talking now!" di Maria Teresa Liuzzo
 
RECENSIONE:
Il sangue di Caino grida rabbia e furore in un’ecatombe  macchiata da un’eutanasia tritata che si mostra all’anima  innocente  di Mary e quest’ultima viene portata al mattatoio come carne da macello. Il corpo di bimba legato al muro con le spalle verso la luce(simile al “mito della caverna” di Platone) è barcamenato fra i gioghi familiari che pesano tonnellate di sadismo e di gratuito cinismo. Spirano  fra i sussurri delle pagine i singhiozzi soffocati della pargoletta Mary, la candida martire del romanzo “…E adesso parlo!”. I dolori fisici e morali della nostra protagonista trasmettono al lettore  un imperativo e un assertivo pathos infatti nel momento in cui ci accostiamo al romanzo di Maria Teresa Liuzzo sentiamo un dovere morale che si concretizza nella completa presa di coscienza delle gravi condizioni sociali e familiari di Mary. I capitoli dell’opera fungono da monito perentorio a difendere ad ogni costo la verità anche quando questa si palesa come rude da accettare. Il padre di Mary, uomo spietato e senza scrupoli, mortifica con ogni tipo di violenza la nostra protagonista la quale custodisce come stigmate le  sanguinanti cicatrici nel suo corpo e nel suo cuore; la madre, senza pietà e senza ripensamenti, svilisce la piccola al patibolo come vittima sacrificale di un reo antefatto di cui il nostro angelo non ha colpe, infatti Mary è reificata e ridotta fra i ranghi di un banale oggetto fra gli oggetti come se non avesse emozioni e sentimenti, primogenita di una famiglia numerosa sarà costretta(anche a schiaffi, pugni e vergate) a badare alla pulizia della casa e ai suoi fratellini neonati tanto è vero che  l’idea secondo la quale una bimba di cinque anni possa fare il bagnetto a un neonato è semplicemente orribile e inaccettabile. A questo contesto cataclismatico si aggiungono l’insensibilità dei nonni paterni e la perversione sessuale di uno degli zii paterni che ha palpato il corpo di Mary quando aveva nove anni e di Fiamma(sorella della nostra protagonista) quando ne aveva sette, tuttavia una cappa di omertà ottunde non solo la famiglia della nostra protagonista, ma anche quasi tutti gli abitanti del paesino dell’Italia meridionale dove è ambientata la vicenda. Quasi ogni personaggio della storia è lontano anni luce dai gridi, a volte muti a volte assordanti,  della nostra Mary benché quest’ultima sia un essere innocente e senza macchia nessuno difende la sua causa lasciandola sola e spoglia di speranza; ella appare condannata a  indossare il saio della mestizia per espiare inganni altrui. Maria Teresa Liuzzo tesse la trama di  un palcoscenico dell’assurdo in cui i diritti dell’infanzia e delle donne sembrano non aver ragione di esistere, sulla stessa stregua di  un inutile orpello che impedisce  all’economia di quel lager,  del quale tutti fingevano di non esserne a conoscenza per i propri torna conti personali. Combattere contro il mostro-padre( assecondato dalla madre) diviene per la nostra Mary la croce gigantesca che lei porta alle spalle verso un sentiero di immotivata redenzione giacché l’unica sua  responsabilità è quella, purtroppo, di essere venuta al mondo. Le vergate del padre sono come dardi infuocati nel corpicino della pargoletta la quale, spesso, abdica a se stessa per proteggere  i suoi fratellini e le sue sorelline, fra l’altro sacrificio, alla fine della vicenda, non ricambiato da costoro che continuano a percepire la nostra protagonista come un’intrusa davanti alla quale recitare nel teatro delle “pupare”(marionette)  nei momenti dei bisogni economici ai fini di sfruttarla al proprio tornaconto; la sorella Fiamma si rivelerà una delle più perfide e invidiose sprovvista di qualsivoglia ombra di misericordia verso la sorella maggiore. Come si può amare in queste fiamme che inaridiscono e corrodono fino al midollo la vita di Mary? Come non  resistere alla tentazione di non restituire il male al proprio male? In questo secco limbo dove possiamo scrutare la parvenza del bene? Qual è la fonte in cui Mary nutre e abbevera la sua esistenza disidrata e arsa al gelo dell’infamia? La nostra protagonista fa germogliare dentro di sé  la fede in Dio come un fiore di loto che è  nato nella melma, nel fango e nel lerciume morale, infatti il coraggio che le dà linfa vitale è animato dal sacrificio di Cristo che si è sacrificato per i peccati dell’intera umanità, sulle orme tracciate da Gesù(il rabbì-maestro) Mary fortifica i suoi meandri stracciati nella sua mansuetudine umiliata identificandosi nel redento  travaglio patito dal Figliol di Dio ella abbraccia, con innegabile sofferenza, il suo martirio; gli unici amori che la consolano sono il Signore e Raf(il Daimon), quest’ultimo un angelo custode, un amico immaginario, un cherubino dai capelli biondi che le scalda il cuore, questi è anche metafora dell’arte e della poesia che si materializza nelle lettere della nostra; proprio dell’oscurità dell’oblio in cui è emarginata dal mondo(durante il sequestro di persona a sedici anni) Raf la prende per mano e le mostra un regno sublime, alto, un cielo  oltre il cementificato muro che la  segrega nell’afflizione di ogni forma di sopraffazione.   Solo grazie ai prati verdeggianti e alle cascate di acqua limpida che il Daimon   mostra a Mary che quest’ultima si innamora del suo esistere come essere innestato al ramo della purezza  nella sua vita activa harendtiana. Davanti al volto dell’altro, quell’altro che martirizza e sminuisce Mary sa bene che grava dentro di sé il peso della sua responsabilità, da questo punto di vista la sua condizione è in sintonia con l’agire ebraico del filosofo Lèvinas, il quale non trova alcuna giustificazione all’Io egoistico dell’uomo a prescindere dal pessimo agire  umano; alle volte l’altruismo di Mary verso i suoi familiari appare ingiustificato, ma solo alla luce di questa interpretazione giudaico-cristiana  la mitezza della nostra trova la sua ovvia collocazione. “…E adesso parlo!” di Maria Teresa Liuzzo è un impegno letterario di grande spessore che veicola la grande lezione del perdono, ciò non significa insabbiare  i torti subiti, perché il perdono della nostra autrice è inteso come insegnamento cristiano e ricoeuriano  poiché nel bagaglio della memoria ogni essere umano ha il diritto e il dovere di  denunciare le ingiustizie umane per evitare  i supplizi inflitti ad anime innocenti  quindi nell’onesto riconoscimento  della bassezza morale del peccato commesso(corrispondente alla verità oggettiva dei fatti) e alla rielaborazione   dello stesso, al pari di un’ azione ascetica dell’estasi mistica; l’oblio come tabula rasa non innalza l’uomo all’Essere supremo.  Alberga in tutto il romanzo la ricerca socratica dell’aletheìa(dal greco=verità) e da questa incessante maturazione dei segreti  nascosti ognuno di noi può pur  percorrere la valle di Baca provando, nonostante tutto, una pace spirituale profonda. Dulcis in fundo la nostra protagonista risorge dalle sue stesse ceneri perché il riscatto invocato non tarda a materializzarsi difatti allo stesso modi di un crisalide che si trasforma in farfalla adora svolazzare nelle aurore plumbee della sua amata poesia. Alcuni spiragli luminosi si affacciano nell’oscura prigione? Forse sì, perché la chiave interpretativa del lieto fine dipende dallo sguardo critico di ogni lettore che sarà inorridito da questa macabra storia, provando, però, stima e compassione per l’indomabile protagonista la quale alla fine trionferà annegando ogni malvagità nel battesimo dell’amore oltre ogni logico confine.

Sabrina Santamaria

 
 

IL VIRUS DELLE VERITÀ di Antonio G. D'Errico

Autore: Antonio G. D'Errico
Titolo: IL VIRUS DELLE VERITÀ
Casa editrice: SANTELLI EDITORE

ANTONIO G. D’ERRICO

Biologo e scrittore. Ha conseguito la laurea presso l’Università Statale di Milano. Ha svolto attività di ricerca 

e si è interessato di immunoistochimica presso il laboratorio di Anatomia patologica dell’ospedale di Rho. Successivamente si è dedicato 
all’insegnamento, attualmente insegna scienze naturali presso il Liceo Classico Carducci di Milano. 
Candidato al Premio Nobel per la Letteratura, ha vinto per due volte il Premio Grinzane Pavese, nel 1998 e nel 2000. Ha scritto nume- rosi testi di argomento musicale. Nel 2011 pubblica per Rizzoli la biografia di Eugenio Finardi, Spostare l’orizzonte, scritta insieme al 
cantautore milanese e, nel 2015, esce presso Mondadori con la biografia di Pino Daniele.
Antonio G. D'Errico
Antonio G. D'Errico con Eugenio Finardi

Un "Saggio" per riflettere...

Il nostro Antonio G. D'Errico è un autore eclettico. Fra le sue pubblicazioni sono lieta di segnalarvi il suo nuovo saggio "Il virus delle verità". Sarà acquistabile a partire dal 5 novembre, fra l'altro è già preordinabile nel sito www.santellionline.it.  Attendo intrepidante di leggerlo insieme ai lettori e altri bloggers. Sarà, sicuramente, un saggio scritto mediante delle fonti attendibili ed elaborato con onestà intellettuale, non sarà scevro da una certa analiticità di fondo, tipico di questo genere letterario.

Un'opera che ci invita a riflettere e a ragionare con cognizione di causa a prescindere da ogni forma di catastrofismo e allarmismo che creano il panico generale nell'immaginario collettivo. Lo leggeremo con molto interesse affinché diventiamo tutti più responsabili e consapevoli di questo fenomeno che ha stravolto la vita all'umanità intera. 

Sabrina Santamaria

IL VIRUS DELLE VERITÀ di Antonio G. D'Errico

SINOSSI:

 Il libro affronta tutte le problematiche che hanno segnato l’esplosione della pandemia da covid 19, che ha colto di sorpresa il nostro sistema sanitario, riuscendo a conquistare un'attenzione mediatica senza precedenti.Testimonianze come quella del Prof. Luciano Gattinoni, di fama internazionale, e dell'infettivolo-go Fabrizio Ernesto Pregliasco, Direttore sanitario dell'Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano, ci aiutano a comprendere la struttura e le caratteristiche di questo virus prima sconosciuto. Vengono quindi ascoltati i Cobas della Sanità della Lombardia, che ci hanno dettagliato le motivazioni del loro esposto presentato in procura, anche attraverso le parole di Vincenzo Barbarisi, autore dell'esposto. C’è quindi la testimonianza del dottor Gianluigi Spata, presidente dell’Ordine dei Medici di Como e della Federazione Regionale degli Ordini della Lombardia, che ha vissuto personalmente il dramma del contagio. Infine c’è la testimonianza del professor Paolo Antonio Ascierto, che ha ipotizzato e proposto per primo una terapia da covid 19 attraverso il tocilizumab.Emergono così spunti critici e assunti scientifici, in un libro che apre la vista su aspetti inediti di una pandemia che ha richiesto un cambiamento consapevole dei comportamenti di massa in ambito di igiene e prevenzione sanitaria.

 
 

"In direzione ostinata e contraria- L'altra faccia di Scampia" di Davide Cerullo

Ho riflettuto parecchio sull’ostentato disagio socio-culturale di Scampia e mi sovvenivano la valle delle “ossa secche” di Ezechiele e la resurrezione di Lazzaro, le ossa divennero un esercito con corpo e anima e Lazzaro dopo giorni dalla sua morte uscì dal suo sepolcro quindi l’impossibile non  si impadronisce di una sorte che ci sembra  beffarda.

Nessuno di noi sceglie il luogo dove nascere e crescere. Sappiamo che le vicende della nostra vita si forgiano in base alle esperienze che hanno formato il nostro carattere. A volte immaginiamo modelli di infanzia impeccabili, un po’ al pari di “David Copperfield” di Charles Dickens, invece, la realtà quasi sempre si discosta da certi paradigmi che imperano nella nostra mente. Testimone verace è Davide Cerullo il quale può raccontare la sua infanzia e la sua adolescenza a dir poco idilliache,  un autore da stimare e apprezzare, non solo per il suo stile narrativo, ma, anche per la sua storia che meriterebbe una produzione cinematografica dedicata interamente alla sua forza di riscatto e al suo coraggio, sicuramente Cerullo è un uomo pregevole,un  grande esempio per i ragazzi di oggi infatti egli è la dimostrazione empirica di un cambiamento; cresciuto fra le strade di Scampia a Napoli, fin da piccolo è stato adottato dalle cosche mafiose del quartiere. Davide ha conosciuto un mondo spietato dove  i soldi erano l’unico dio da venerare, poco importava se per possederli bisognava esercitare violenza su violenza, cattiveria su cattiveria, tuttavia pur immergendosi in quel lerciume riesce a emergere e a rinnegare quella sporcizia nel momento in cui il dono preponderante della parola umana e divina  ha attraversato ogni meandro più oscuro della sua mente e del suo cuore. Oggi Davide Cerullo è un  grande scrittore e ha fondato un’associazione “L’albero delle storie” proprio a Scampia per aiutare i giovani a crescere nel modo più sano e equilibrato possibile, mi è capitato di osservare diverse foto dei bambini che giocano con gli animali, le attività di lettura e scrittura creativa che il nostro autore svolge sono davvero encomiabili. Il nuovo libro “In direzione ostinata e contraria- L’altra faccia di Scampia”  riassume gli snodi salienti degli sforzi di Davide Cerullo uniti, fra l’altro, alle sue poesie e riflessioni che compungono fortemente l’animo umano; l’intento del nostro poeta e scrittore è quello di costruire ponti invisibili sorretti dalle fondamenta della lealtà, genuinità, cultura e riflessioni di ampio respiro.
Le Vele
Le Vele
 
Questa pubblicazione è impreziosita da frasi e aforismi di autori che sono ricordati perché le loro opere sono dei  classici della letteratura, Cerullo si definisce un “operaio della parola” e non un maestro, però, a mio parere, la letteratura, come sangue nelle vene, lo attraversa e non lascia scoperto nemmeno un brandello del suo corpo. Il titolo “In direzione ostinata e contraria- L’altra faccia di Scampia” sta a sottolineare che esiste una Scampia diversa da quella che ci rappresentano i social e da quella  che noi immaginiamo, infatti chi non vive in un luogo non ha la reale percezione dello stesso fin quando non fa esperienza sul campo; i social ci mostrano solo una faccia dei quartieri di Napoli  assimilandoli velatamente a periferie “malfamate”, "degradate e degradanti" e i residenti  sono descritti in modo tale da farceli pensare “reietti”, “emarginati” e “dannati”  martiri di  un destino che ha scelto per loro invece l’autore ci mostra un’altra “faccia” di Scampia quella che i perbenisti tendono ad adombrare tanto è vero che alle Vele abitano, pure,  persone oneste, operai che non hanno risorse economiche, ma vorrebbero che i loro figli studiassero, quindi esiste una parte di Scampia laboriosa, pronta a crescere culturalmente e l’azione di Cerullo è volta a mettere in risalto questo aspetto per dar voce a tutti coloro i quali vertono in questa dimensione contraria, le Vele non sono mafia, morte e distruzione, c’è una parcentuale della popolazione che prosegue una direzione opposta, e il poeta fornisce degli ottimi incentivi giacché per questa ragione è stato anche definito da qualcuno un “mago”. Le sue riflessioni(racchiuse nel libro) hanno un impatto sociale di rilievo in quanto mettono in luce i meccanismi contorti di alcune menti politiche “ben pensanti” e ipocritamente “garantiste”, condividendo gli ideali della lotta non violenta svela l’assurdità di  un provvedimento politico che vorrebbe abbattere le Vele, come se con la rimozione  del “problema visibile” svanisse, di colpo,  lo svantaggio socio-culturale, purtroppo, ancora presente a Scampia, invece la migliore arma è la cultura, ovvero la crescita intellettuale di una determinata area geo-politica, il vero obiettivo dovrebbe essere quello di promuovere  la mobilità delle classi sociali. In alcune pagine del testo Davide Cerullo si smaterializza e prende sostanza l’humus delle Vele, man mano che mi inoltravo nella lettura, capitolo dopo capitolo, mi sembrava di respirare l’energia dell’autore il quale per alcuni attimi chiude gli occhi materiali del lettore e  gli permette di scrutare l’orizzonte accompagnato dall’animo della speranza proprio per questo motivo chi descrive Scampia non deve mai restituire uno specchio  che riflette la violenza, rappresentare  e narrare la crudeltà sarà sempre un boomerang poiché  trasmettere un certo stereotipo di alcuni quartieri genera cancrena nell’immaginario collettivo, ragion per cui la serie TV “Gomorra” è diseducativa e non fa germogliare i semi sparsi da alcune persone, come Davide, i quali stanno seminando con lacrime insegnano  ai giovani valori e contenuti sani, dunque riprodurre certi orrori non è socialmente  propedeutico, bensì deleterio perché suggerisce ancor di più l’idea aberrante secondo la quale è convenevole l’esistenza degli “esclusi”  vittime della violenza e carenti degli strumenti della conoscenza, forse, in fondo, tutto questo serve a mantenere lo status quo? E se il pratico inerte venisse smontato dalle sue radici probabilmente davvero tutti potrebbero avere uguali opportunità?  D’altronde Don Milani lo diede a intendere che le istituzioni fanno “parti uguali” fra diseguali.  Il “ruolo della vittima privilegiata” è un’altra malattia del nostro secolo e il nuovo saggio di Cerullo senza trucchi e inganni svela questi falsi miti; possiamo emanciparci da certe condizioni, nulla è immutabile, non esistono nettamente il carnefice colpevole da trucidare e la vittima da salvare, al di là di queste polarizzazioni dovremmo imparare a considerare l’essere umano come creatura, facente parte di un microcosmo e macrocosmo, entità agente, atta a evolversi e a plasmare l’ambiente circostante.  Davide Cerullo è l’archetipo dell’agire intellettualmente scevro dagli obsoleti residui di una carcassa risorta. 
Sabrina Santamaria
Davide Cerullo
Davide Cerullo
 
 
 

L'esercizio della satira attraverso la metrica della filastrocca

(Filastrocche a cura di Maria Teresa Liuzzo edite nella Rivista Internazionale Le Muse- Direttrice Maria Teresa Liuzzo- Vicedirettore Davide Borruto)

L'ispirazione dettata da una musa ironica: l'arguta penna di Maria Teresa Liuzzo

Esprimersi in versi introduce il mondo dei lettori fra le rime di una musicalità intensa; spesso, alcuni generi letterari calzano a pennello per esprimere determinati concetti e stati d'animo tanto è vero che le filastrocche si sposano  con l'ironia e la satira. La filastrocca, per via del suo stile canzonatorio, esprime in modo eccellente le contraddizioni dell'essere umano vittima dei suoi vizi e delle sue debolezze, in molte circostanze, noi  uomini, ci  ergiamo al di sopra dei nostri simili. La nostra Maria Teresa Liuzzo, in modo esilarante, con un'iniezione di umorismo mette in luce la finitudine dell'uomo il quale, inconsapevolmente si innalza e si inorgoglisce, è vittima di odio, gelosia e invidie perdendosi in un'immotivata cattiveria che lo rende perfino grottesco osservato con una razionale lente di ingrandimento . L'autrice con arguzia svela questi malsani meccanismi sociali che non fanno altro che far inceppare il cervello umano in contorti grovigli, difficili da districare, quindi tante volte inciampiamo e siamo preda di una carneficina che infliggiamo a noi stessi perché, in fondo, la malizia umana è  il peggior carnefice divoratore, e l'Io dell'uomo è il primo avversario in assoluto, che in taluni casi diviene ipertrofico, quindi dovremmo forse arrenderci alla morsa di queste serrate trappole mentali? Resteremo sempre sotto scacco di un "genio malvagio" che ci induce a tentazione?

Sabrina Santamaria

 

Il superuomo satirico-grottesco: "Dio è in mutua. Posso aiutarti?" di Domenico Garofalo

Nella società post-moderna le certezze che imperavano nel periodo della modernità si sono sfaldate. I nostri valori si sbriciolano e non resta niente di più di  lontani ricordi nei tempi passati quando da bambini recitavamo la preghiera a scuola e i crocifissi in aula costituivano parte integrante e imprescindibile  dello scenario scolastico italiano(a differenza di questi ultimi anni in cui si discuteva di “togliere i crocifissi dalle aule”).

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La prosa sensuale in "La fermata dell'autobus e altri racconti" di Fabio Adso Da Melk

(a cura di Sabrina Santamaria)

La narrazione è un filtro che si impregna di contenuti che la nostra società, spesso, veicola; lo scrittore e l’artista esprimono con veemenza i disagi socio-culturali e in molti casi, nel corso dei secoli, l’artista “maledetto” o fuori dagli schemi veniva tacciato di immoralità o di follia, ne abbiamo chiari esempi nella storia: Caravaggio, Torquato Tasso, Hölderlin, Vincent Van Gogh, Wilde, Pasolini e tanti altri autori i quali, tutt’oggi, gli studenti approfondiscono le loro opere. Nella letteratura contemporanea, anche inconsciamente, noi lettori tracciamo una linea di demarcazione fra ciò che, a nostro parere, potrebbe essere definita cultura alta e cultura bassa come se alcune tematiche o argomenti avessero una priorità rispetto ad altri, ma forse questo è un errore? Nel fare questa considerazione probabilmente scadiamo in un giudizi di valore?

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La saggistica soave: "Amore e morte nel melodramma dell'800" di Martina Ferrarini

6Mettimi come sigillo sul tuo cuore, 

come sigillo sul tuo braccio; 

perché forte come la morte è l’amore,

tenace come il regno dei morti è la passione:

le sue vampe sono vampe di fuoco,

una fiamma divina!

7Le grandi acque non possono spegnere l’amore

né i fiumi travolgerlo.

Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa

in cambio dell’amore, non ne avrebbe che disprezzo.  Cit tratta da Canticodeicantici, cap 8,6-7

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"Angeli senz'ali" (A.G.A.R Editrice) di Delma Cigarini

Autore: Delma Cigarini
Titolo: Angeli senz'ali
Casa editrice: A.G.A.R Editrice

(recensione edita nel Bimestrale "Le Muse": Direttrice Maria Teresa Liuzzo, Vicedirettore Davide Borruto)

Migliore Opera Internazionale "Le Muse" Aprile 2020

 

(a cura di Sabrina Santamaria)
Un moto ascensionale si erge nelle note di un flauto accompagnato da una voce soave origliata  da coloro i quali si accostano alla raccolta poetica “Angeli senz’ali”  di Delma Cigarini, opera  letteraria dai testi  melodiosi che nessun essere umano mai  ha suonato nella storia; ogni strofa  esala un profumo dall’essenza divina poiché la nostra poetessa trascende l’umanità che, a volte, diventa becera. La dimensione che alberga in queste poesie scardina l’idea spazio-temporale. Delma Cigarini sfiora l’eternità, cerca di abbracciarla, di afferrarla, anche se il pensiero profondo dell’Eterno appare difficile da comprendere a pieno, la nostra autrice prova, tenta e ritenta di accarezzare l’infinito con la punta di un sol dito dunque delicatamente lo sfiora: “Dammi Signore la forza di pregare per l’uomo che dolente nell’intimo dell’anima, in silenzio implora a squarciagola.”(Sognare è utile, pag 20). La ricerca dei supremi valori umani impera e divien signora in questa silloge in cui ogni poesia decanta afflati melodiosi che si elevano alle preghiere di arcangeli e cherubini. L’anelito dell’amore fa breccia nell’animo dei lettori, ci discostiamo molto dai canoni dell’amore carnale e passionale giacché Delma Cigarini sale un gradino nella scala delle passioni umane, la sua poetica parte dalle virtù dianoetiche per adempiere verso dopo verso alle supreme virtù noetiche di platonica memoria. L’amore platonico, disinteressato al mero godimento carnale sfugge al verseggiare della nostra poetessa: “Vorrei averti e col viso fra le mani sussurrarti tutte le albe e la dolcezza che mi ispiri. Squillante un sospiro irradi a me devoto, mentre tremante il cuore Tuo mi svela  i suoi segreti.”(Costante Sale, pag 23). L’anelito poetico di “Angeli senz’ali” si identifica pienamente con la purezza e la freschezza di una vita limpida e chiara, un’esistenza che non intende scendere a sporchi compromessi o a  fantomatici giochi d’azzardo tanto è vero che Delma Cigarini solletica l’idea di un Essere Supremo al quale l’uomo dovrebbe essere devoto e riconoscente per il miracolo di Cristo. L’essere umano ha ancora delle speranze, sicuramente la fede in Dio può salvarlo dai mali sulla terra. Il titolo della silloge “Angeli senz’ali” racchiude molteplici significati: le ali sono simbolo di speranza quindi l’uomo contemporaneo forse ha perso le speranze compresa quella  nella vita eterna, fra l’altro l’animo umano è anche  sostanza  spirituale e non solo corporea però ogni essere umano potrebbe metaforicamente  possedere delle ali nel momento in cui, col cuore affrancato e libero di  “putridi” risentimenti e vendette,  riesce a sorvolare e a perdonare la malvagità, la cattiveria e i torti subiti pur essendo spoglio d’ali egli potrebbe avere la facoltà di volare al di sopra delle miserie di un Io che si erge irragionevolmente con supremazia. Lo spirito costituisce la nostra essenza più intima, è la sfida quotidiana che ognuno deve affrontare per andare contro le proprie concupiscenze e le proprie trasgressioni dunque oltre la corruttibilità l’autrice intravede un barlume di trascendenza alla quale l’uomo potenzialmente potrebbe aspirare, in fondo oltre la sua imprescindibile fallacia l’umano è un angelo e riscoprire la sua intima natura è l’unica possibilità di salvezza: “Venne la Tua mano a cercare la mia lasciando su di me una brezza marzolina e sotto il sole nel chiaror dell’alba pullular di gemme. Quando in Te scavo e l’anima io trovo aromi raccolgo e come nettare di spighe e uva beata mi rabbocco.”(Campo Aperto, pag 31). La nostra poetessa pone il suo sguardo attento  all’eternità, al sublime, alle lodi e agli Inni solenni, ella decanta l’albeggiare di poesie dal leit motiv  di versi puri, mediante i quali  il lettore giunge a una sponda  paradisiaca di  gigli e rose bianche dove egli riscopre il significato ultimo e intimo del suo esistere. 
Sabrina Santamaria
 

"Ponte poetico / Most poetycki" (Kimerik Edizioni 2020)

Nota introduttiva a cura di Izabella Teresa kostka

Durante i miei incontri culturali ho sempre dedicato tanta attenzione al pacifico intreccio reciproco di molte tendenze letterarie, musicali, canori e teatrali. Il programma "Verseggiando sotto gli astri di Milano" riserva da sempre molta attenzione al movimento letterario chiamato "Realismo Terminale", ideato e creato in Italia dal poeta Guido Oldani, con il prezioso e insostituibile contributo del Prof. Giuseppe Langella.

            L'antologia "Ponte poetico / Most poetycki" è la realizzazione del sogno personale di unire le mie due "Patrie" sotto un comune denominatore letterario, per diffondere la tanto pregiata ma un po' dimenticata "ars poetica". Sono profondamente commossa e contenta dal fatto, che questo progetto sia stato accolto con immenso entusiasmo e che il gruppo di poeti pubblicati in questo volume includa le celebrità del Realismo Terminale, ovvero gli Ospiti d'Onore come il M°Guido Oldani e il Prof. Giuseppe Langella, molti poeti italiani appartenenti alla soprannominata corrente, diverse individualità poetiche italiane di altre tendenze stilistiche e molti scrittori polacchi contemporanei residenti in Polonia e all'estero.(...)
 
Izabella Teresa kostka
Izabella Teresa kostka

Estratto dalla  Prefazione a cura del Prof Giuseppe Langella

PONTI, NON MURI

"Ponte poetico" può essere letto, perciò, come una testimonianza culturale non priva di risvolti politici. Non si possono non sottolineare, infatti, le implicazioni civili di un’opera che avvicina, che invita all’incontro, che crea i presupposti per un tessuto di relazioni amichevoli e feconde. Peraltro, una simile testimonianza diventa tanto più significativa sullo sfondo di un’Europa che fatica ad arginare la marea montante dei seminatori di odio e di paura, propensi piuttosto a innalzare muri e a distendere fili spinati. In questo senso, "Ponte poetico" è anche un modo per sottrarsi alla tentazione antistorica del sovranismo, alla peste nera del totalitarismo e alla barbarie antiumanistica del razzismo, che hanno generato, nel secolo scorso, guerre spaventose e catastrofi inaudite. Se non hanno perso del tutto la memoria, italiani e polacchi dovrebbero avere orrore di ogni rigurgito xenofobo e di ogni attentato alla libertà.(...)

Ponte Poetico(casa editrice Kimerik)
 "Ponte poetico/ Most poetycki"(casa editrice Kimerik)

Il Realismo Terminale (corrente culturale creata dal Maestro Guido Oldani)

Il Realismo Terminale vuole essere l’intelligenza del caos in cui opera, il nuovo modo di dire il mondo. Ogni elemento della natura, a partire dall’uomo, è serrato nella tenaglia degli oggetti, di cui subisce il tatuaggio, l’impronta. Così, sempre di più, la natura viene ad assomigliare ai manufatti, con un dizionario che non avrà mai fine. Il corpo a corpo e l’attrito sono le nuove regole del gioco. Si può avviare una nuova dicibilità. La figura retorica, che ho denominato è la similitudine rovesciata. Come sappiamo esiste solo ciò che si denomina. Rispetto al passato, questo strumento vuole proporsi come confronto deliberato fra natura ed oggetti. Se la natura posso ridirla daccapo, attraverso continui e nuovi confronti con gli artefatti, una nuova lingua ci assiste nel nuovo millennio. È nei bambini che si può facilmente accertare lo spostamento in atto del linguaggio. (...)

Cit "Ponte poetico-Most poetycki" nota del Maestro Guido Oldani

Disponibile nei seguenti storie online: 

Mondadori

 
 
• Amazon
 
 
• IBS
 
 
• Libreria Universitaria
 
 
• Libraccio
 
 
• Casa editrice Kimerik
 
 

Lo spirito indomabile di un poeta: "Parole sporche" di Domenico Garofalo

Molti critici letterari sono concordi nell’affermare che la poesia sia il sospiro dell’essere umano e, allo stesso tempo,  un genere letterario sublime che non si apre alla possibilità di un linguaggio popolare o a sproloqui di varia natura. La poiesi la identifichiamo immortalandola in una  creazione scevra da istinti e pulsioni umane, la percepiamo come il frutto aulico dell’anima nostra tanto è vero che  tantissimi autori si adoperano a correggere i refusi nei loro elaborati e così facendo ne eliminano le “scorie”.

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