Sabrina Santamaria

 

Sfogliare le pagine dei sogni è accorgersi di esser vivi
allora sognare è vivere cioè abbracciar l’infinito.

Immergermi fra le onde sinuose della letteratura mi porta all’apice sublime del mio sentire. Dare spazio agli autori attraverso i miei articoli mi conduce a scrutare orizzonti ove il banale occhio umano delinea solo confini. I libri aprono le porte alle particelle invisibili della fantasia e della creatività…

Sabrina Santamaria

Un romanzo di grande successo

"Non dirmi che ho amato il vento!"(A.G.A.R Editrice, 2021) di Maria Teresa Liuzzo

Accingersi a comporre i cocci o i frammenti del puzzle della propria vita non è per nulla un’elucubrazione fine a se stessa o un’attività letteraria rilassante anzi raccontare la propria esistenza scrivendo un romanzo autobiografico è intellettualmente impegnativo soprattutto quando si tratta di trasporre nero su bianco dei ricordi particolarmente drammatici e dolorosi. L’autrice Maria Teresa Liuzzo mostra una spiccata dote  sublimando  la cattiveria e i torti subiti da Mary e narrati nel suo nuovo romanzo “Non dirmi che ho amato il vento!”(A.G.A.R Editrice), infatti, dopo il successo di “E…adesso parlo!”(opera letteraria letta in tutto il mondo) questo secondo romanzo autobiografico lascia un solco ancora più profondo nei cuori dei lettori per ovvie ragioni, intanto perché prosa e poesia coesistono magicamente e poi la sensibilità di Mary non può non  far commuovere perfino la persona più razionale che esista. Il ritmo narrativo della nostra autrice scandisce dolcemente una musicalità di fondo che crea una certa suspense nell’immaginario del lettore affinché egli  non si svilisca di fronte alla becera meschinità della famiglia di Mary, soprattutto la madre è artefice dei patimenti a danno della protagonista. Il flagello della piccola Mary non si ferma e continua aumentando di intensità pure  quando ella è divenuta ormai adulta e mamma. L’omicidio che la protagonista subisce è nell’anima sempre più martorizzata e mortificata, quest’ultima mostra i tratti di una martire in un contesto familiare oscuro, animalesco, oserei dire cannibalesco, nel senso metaforico di divorare la carne e il sangue dell’animo pio che  subisce queste cruente crudeltà  che man mano vengono fuori esalando quella puzza di putrido veleno. La nostra scrittrice si eleva e riesce a volare tanto è vero che non le mancheranno i successi letterari e le amicizie che le renderanno il cuore gaio; le sue migliori amiche Delma  e Laura saranno un unguento e un balsamo per curare le cancrene che imputridiscono, suo malgrado, la sua essenza vitale, nonostante tutto ella non si scoraggia mai e rigenera nuova linfa dalle sue membra stanche. Le descrizioni paesaggistiche a volte sono limpide e chiare, come il mare e i pomeriggi soleggiati, a volte sono bucoliche e gotiche( vedi il biancospino e il cipresso); in ogni caso le sequenze descrittive tessono un ordito smerlato nel tessuto narrativo che potrebbe sembrarci, sulle prime, un boccone amaro da digerire o un pugno nello stomaco, ma la forza rigeneratrice della parola elevata a “potente signora”(in questi termini si esprimeva il filosofo Gorgia nell’“Encomio di Elena”) trasporta la visione del lettore nel mondo di Mary senza che questi se ne accorga. Maria Teresa Liuzzo entra in punta di piedi nei nostri meandri interiori, il suo stile è poetico, ma sembra  districarsi nel filo conduttore di una  sceneggiatura e, non è  soltanto   romanzesco o romanzato. L’innocenza della nostra Mary supera ogni barriera o confine umano, la sua ingenuità e bontà sono    il marchio simbolico della purezza di un essere che non si rassegna di fronte alla gretta malvagità umana. Il titolo “Non dirmi che ho amato il vento!” nasconde metaforici significati e la ricerca incommensurata e inappagata del bene che si traduce in uno sconfinato amore per la moralità potrebbe rappresentare una delle tante allusioni di Maria Teresa Liuzzo inoltre l’evoluzione della storia d’amore con Raf, suo Daimon, non la svelo perché è uno spoiler compresa, anche, la cabala ebraica sulla quale già diversi studiosi stanno elaborando varie disquisizioni filosofiche. Questa seconda opera romanzata di Maria Teresa Liuzzo detiene  un’energia e una forza che ognuno di noi dovrebbe riscoprire affinché  nessuno venga risucchiato dal vortice violento dell’istinto umano che inselvatichisce l’uomo fino a renderlo capace di compiere atrocità. 

Sabrina Santamaria 

 
 

Tags: Romanzo, Autobiografia

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